Gruppo Archeologico
Capo Pachino

Villa Romana del Tellaro

Sulla sponda destra del fiume Tellaro, circa 2,5 km a Sud-Ovest dell’antica Eloro (Έλωρος, Heloros, Helorus) prospiciente il Mar Ionio, sorgeva una villa di età romana tardo-imperiale. Un esteso complesso residenziale in Contrada Caddeddi o Vaddeddi (comune di Noto, provincia di Siracusa) fu individuato negli anni 70’ del XX sec. sotto una masseria sette-ottocentesca, in seguito alle segnalazioni di scavi clandestini che per decenni avevano depredato l’area.

La ricerca archeologica ha permesso di portare alla luce vari ambienti dell’ampio complesso architettonico, decorati con mosaici policromi di grande pregio, soprattutto nella pars dominica (la zona residenziale destinata al dominus e alla sua famiglia).

Il corpo centrale della villa era costituito da un peristilio di ca. 20 m. di lato, circondato da un portico. Nella parte settentrionale della villa si susseguivano quattro file di vani, probabilmente disposti su almeno due piani, i cui ambienti del piano inferiore erano utilizzati come dispense, depositi e locali di servizio. Si presumeva, che altri due corpi di fabbrica, che fiancheggiavano il peristilio ad Est e ad Ovest (oltre alla corsia del portico), fossero articolati in tre file dei vani.

Le più recenti indagini hanno tuttavia evidenziato un diverso orientamento planimetrico e una differente tessitura muraria delle strutture nella parte orientale. Uno degli ingressi principali, localizzato nel settore Nord-orientale, era accessibile tramite una scala di sette gradini rivestiti da lastre marmoree e conduceva a un ambiente pavimentato da un mosaico policromo a motivi geometrici con effetto tridimensionale.

Un ulteriore mosaico policromo, pertinente a un ambiente absidato, è stato in parte conservato nella sezione meridionale del complesso.

A Nord-Ovest del peristilio, al di sotto degli ambienti pertinenti alla villa, sono stati rinvenuti resti di fondazione relativi a strutture murarie preesistenti.

I ritrovamenti numismatici (centenionalis costantiniani coniati tra il 335 e il 348 d.C., provenienti dal riempimento a Sud-Est del peristilio, e una moneta databile tra il 303 e il 333 d.C., rinvenuta nello strato sottostante il mosaico) insieme alle analisi stilistiche delle opere musive hanno consentito di collocare la costruzione della villa nel IV secolo d.C.

Le pavimentazioni musive presentano tracce di danneggiamento dovute a un disastroso incendio che, verosimilmente nel V sec. d.C., determinò la distruzione del complesso. Tuttavia la villa non fu completamente abbandonata, come dimostrano gli studi sui materiali provenienti da uno dei pozzi, databili all’età bizantina, altomedievale e ai secoli X-XII d.C.

Le modifiche strutturali con l’utilizzo del materiale di reimpiego nel settore occidentale attestano una fase di rioccupazione della villa e di riadattamento funzionale degli spazi. Inoltre, gli scavi condotti negli anni ’80 del XX sec. a Sud-Est della masseria, hanno rivelato la presenza di una necropoli con sepolture di rito islamico, confermando ulteriormente la continuità di frequentazione e l’occupazione dell’area in epoche successive.

Mosaici

Le analisi delle opere musive della Villa Romana del Tellaro riconducono alla tradizione musiva dei grandi centri dell’Africa settentrionale, pur evidenziando una componente propriamente romana, manifesta ad esempio nelle rappresentazioni ritrattistiche che richiamano l’iconografia imperiale. Le tessere impiegate nella realizzazione dei mosaici, caratterizzati da una ricca gamma cromatica, sono state ricavate da rocce calcaree di diversa provenienza, mentre le tonalità di rosso sono ottenute mediante l’utilizzo di frammenti di laterizio cotto.

Il mosaico del lato Nord del portico

Un “tappeto” musivo lungo ca.15 m e largo 3,70 m presenta una composizione a entrelacs de coussins costituita da festoni d’alloro intrecciati che delimitano spazi di fondo bianco, all’interno dei quali si inseriscono medaglioni circolari e ottagonali decorati con motivi geometrici e floreali, tra cui spirali e fiori di loto.

Il mosaico col riscatto del corpo di Ettore

Nel primo ambiente situato a Nord-Est del portico è conservata una porzione del mosaico raffigurante la scena del riscatto del corpo di Ettore, tema appartenente al ciclo omerico (XXIV libro dell’Iliade) o, secondo un’altra interpretazione, alla tragedia I Frigi di Eschilo, ampiamente attestato nell’iconografia antica. La scena rappresenta il momento della pesatura del corpo esanime del figlio di Priamo, riscattato al prezzo equivalente al peso degli oggetti d’oro, alla presenza di Ulisse, Achille e Diomede. Dall’iscrizione in lingua greca si deduce che nella parte mancante del mosaico erano raffigurati anche Priamo e altri personaggi Troiani. La composizione è incorniciata da una doppia bordura: la prima è costituita da un festone d’alloro arricchito da fiori e frutti al centro, e una maschera teatrale con copricapo frigio posta in un angolo — forse identificabile con Astianatte (Astyanax). La cornice esterna, invece, è formata da girali floreali che si avvolgono attorno a figure di animali selvatici, tra cui una tigre, una gazzella e un leopardo.

Il mosaico “dei crateri”

Nell’ambiente centrale posto a nord del peristilio si conserva un mosaico di eccezionale ricchezza decorativa, articolato in quattro scene analoghe: in ciascuna formella quadrangolare sono raffigurati un satiro e una menade, quest’ultima rappresentata con uno strumento musicale. Ogni scena è incorniciata da una fascia con motivo a onde e da un elemento a conchiglia nella parte superiore. Le quattro composizioni, che presentano differenti configurazioni e atteggiamenti delle figure, sono separate da festoni di fiori e frutti, arricchiti da maschere teatrali. I festoni hanno origine dalla bocca di quattro crateri disposti agli angoli del mosaico, il quale è a sua volta delimitato da una bordura esterna decorata con motivi a onde e fiori di loto.

Il mosaico con scene di caccia

L’opera musiva di maggiori dimensioni (m 6,40 × 6,20) decora l’ambiente situato a Nord-Ovest del peristilio e si distingue per la notevole dinamicità compositiva e per la varietà delle scene che illustrano una spedizione di caccia. I registri si sviluppano intorno la figura femminile, posta al centro del mosaico, il cui sguardo è rivolto verso un personaggio maschile impegnato nella lotta contro una tigre. Nell’angolo Nord-occidentale sono rappresentati alcuni cacciatori in azione e un leone che sbrana una gazzella. Sul lato destro compaiono un carro trainato da buoi che attraversano un acquitrinio, alcuni cavalieri e tre figure maschili in attesa. Il registro inferiore, collocato in prossimità dell’ingresso, raffigura una scena di banchetto all’aperto. L’intera composizione del mosaico è delimitata da una fascia perimetrale ornata da motivi geometrici a meandro e svastica, alternati a rappresentazioni di volatili. Il mosaico trova confronti iconografici e stilistici con le celebri scene della Piccola Caccia e della Grande Caccia della Villa Romana del Casale a Piazza Armerina, nonché con analoghe rappresentazioni provenienti dai siti dell’Africa Proconsolare.

Visite

La Villa Romana del Tellaro è visitabile ed è gestita dal Parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai.

Marta Fitula


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